INTERVISTE ALL'AUTORE

Da "Il Giornale di Vicenza" (gennaio 2017)
PRIMO
...

Nell'introduzione si legge che tu assomigli a Primo: dove, come e quanto?

 

Le somiglianze sono spesso ravvisate da chi ha avuto la fortuna di incontrare e conoscere Primo nel corso di un lungo cammino di vita, riportando i ricordi al sottoscritto. Anche persone che ne hanno solo sentito parlare, l'hanno "studiato" o letto le sue commedie mi paragonano a lui, dopo avermi conosciuto. Coloro che hanno vissuto con l’artista esperienze dirette affermano che ricordo Primo per il modo di muovermi, certamente per il naso, che è un "marchio di famiglia"; ma la cosa che più mi rallegra è sentirmi accostato a lui nell'estro, anche se onestamente devo accettare il paragone solo in parte. Io, come lui, ho sempre questa bramosia di scrivere, forse qualche buona idea creativa e mi sarebbe piaciuto fare il giornalista, come lui. Caratterialmente credo però di essere ben altra persona: Primo era spavaldo, intraprendente, attore sorprendente… io timido, introverso e con l'innata tentazione di nascondermi, anziché espormi.

 

Come è nata l'idea di scrivere un libro su di lui?

 

E' nata nel momento stesso in cui mi sono reso conto della grandezza di quest'uomo. Un giorno, dal vecchio granaio dei miei genitori è sbucata una scatola chiusa da chissà quanti anni, arrivata lì chissà come, visto che neppure loro sapevano con precisione cosa contenesse. Me la sono portata a casa e l'ho aperta, trovando all’interno frammenti della vita di un uomo che avevo conosciuto solo attraverso i racconti di mio padre e alcuni elementi che mi aveva sempre messo a disposizione nella sua casa. Articoli di giornale relativi alla sua epoca lo osannavano come attore, autore teatrale, personaggio storico della mia Vicenza. Le tournee, le sue commedie portate in giro per tutta Italia, anche in teatri storici di Roma, Firenze, Milano... riscuotevano successi eclatanti. E poi c’erano lettere, scritte a mano, dal valore affettivo inestimabile. Pubblicazioni sul suo conto ne avevo lette, e tante, ma decisi che all’appello mancava un libro che raccontasse la sua vita straordinaria. E l'ho fatta raccontare proprio a lui.

 

Che cosa sapevi di lui prima di iniziare a scrivere?

 

Ho sentito parlare di Primo Piovesan fin da quando ero piccolo, ma mi ci son voluti diversi anni prima di prendere seriamente in considerazione quanto mi veniva riportato sul suo conto e quanto avevo costantemente sotto gli occhi. Forse il grado di parentela ha giocato un ruolo negativo nei miei anni adolescenziali perché ritenevo impossibile che mio nonno fosse "così" importante. Le fotografie, gli articoli, le commedie pubblicate, erano naturale testimonianza di un uomo ricco di risorse, ma solo crescendo mi sono reso conto che, ogni volta che nominavo Primo a personaggi dello spettacolo, del teatro o a chiunque vissuto nella sua epoca, risvegliavo entusiasmi, fiumi di ricordi su un uomo straordinario: alle persone di una certa età ancora adesso brillano gli occhi parlando di Primo, ricordando quanto avesse fatto per Vicenza, in questa città, e non solo. Me lo sono sempre immaginato come una persona positiva, che faceva ciò che gli piaceva con gioia, nonostante la povertà, i problemi, le guerre. Facendo ricerche più approfondite sulla sua storia ho avuto molte conferme e qualche smentita relativamente a quanto fantasticato sul suo conto. Per esempio mi ha colpito la frase pronunciata in punto di morte, in cui Primo affermava che a poco più di cinquant’anni era riuscito ad avverare nessuno dei suoi sogni migliori.

 

Quella di Primo è stata una vita ricca ma anche tribolata, ha fatto e dato molto: immergendoti nella sua vita che cosa ti ha colpito di più?

 

Da un punto di vista artistico, l'incredibile estro, la capacità di scrivere, inventare, proporre. Era un vulcano d'idee e aveva il carisma per essere ascoltato. Intimamente era semplicemente umano, dotato di altruismo forse eccessivo e un po’… folle: era povero al punto da non garantire un piatto di minestra alla sua famiglia ma dispensava elemosina a chi chiedeva per strada. Mi ha colpito soprattutto la passione smisurata per il teatro, più che per il giornalismo, mestiere che faceva per guadagnare. Era ben voluto da tutti, immagino perché fondamentalmente si proponeva come un uomo buono, al servizio di chi era messo peggio di lui.

 

Con questo libro pensi di far conoscere un commediografo, un attore, un giornalista o semplicemente un vicentino che ha saputo parlare alla sua gente e non solo?

 

Quella di Primo è una vita a 360°. Purtroppo è morto giovane, ma gli anni vissuti hanno evidentemente riempito il cuore di molte persone. Artisticamente è semplice per chiunque risalire ai suoi elaborati, alle commedie o agli articoli che ne hanno tramandato i successi raccolti nei teatri veneti e di una buona fetta d’Italia. Tanto per fare un esempio, ancora adesso vengono riproposti gli atti de "I magnagati" sui nostri palcoscenici. Quello che mancava, a mio modo di vedere, era una storia che raccontasse la sua vita concentrandola non solo sulla passione per il teatro, ma su quanto "costruito" qui a Vicenza, sulle problematiche che si impegnava a risolvere in tempi tutt’altro che semplici. Sapere che Primo era un personaggio amato, conosciuto e ammirato da tutti nella nostra città tra le due guerre mondiali, mi ha letteralmente inorgoglito. Ho pensato che anche i miei concittadini avessero motivo per essere orgogliosi di un uomo così. Era importante che la sua vita venisse raccontata da egli stesso, immaginandolo ancora presente tra noi per colmare un vuoto durato troppi anni.


Da "La Domenica di Vicenza" (gennaio 2017)

Nonno Primo
libero e coraggioso

di Alessandro Scandale 
a.scandale@gmail.com

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Primo

A beneficio di chi ancora non lo conoscesse: chi è stato Primo Piovesan?

Primo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Un personaggio che ha caratterizzato la vita vicentina nella prima metà del Novecento. Poliedrico attore, commediografo, scrittore, giornalista… si era fatto un nome nella nostra città, in particolare tra le due guerre mondiali, e ha sfruttato le sue doti per metterle a disposizione degli altri. Le numerose commedie pubblicate di Primo e gli articoli che parlano di lui rappresentano solo una parte di quanto ci ha lasciato in eredità: a mio modo di vedere mancava un testo per narrasse la sua storia, non solo come artista ma come cittadino legato alla sua terra".

Nel libro racconta alcuni luoghi della Vicenza del passato: corso Principe Umberto (oggi corso Palladio); il teatro Eretenio: una città che è molto cambiata, in meglio o no?

"I tempi sono cambiati, di conseguenza le abitudini della gente e gli strumenti messi a disposizione per vivere tali cambiamenti. Nella Vicenza in cui Primo si è imposto come personaggio pubblico c’era poco o nulla di quello che siamo abituati a vedere ai giorni nostri, ma forse c’era molto più da un punto di vista culturale,e forse di ideali. Il pensiero torna ai teatri storici come l’Eretenio, il Verdi, distrutti con gli ultimi bombardamenti e mai più ricostruiti. Recitare in quei palcoscenici doveva essere un’esperienza unica… Fare un paragone tra la città di allora e quella di adesso mi è però impossibile: questa la vivo e posso esprimere delle opinioni a riguardo, quella di un secolo fa posso solo immaginarla attraverso gli archivi e i racconti tramandati da chi era presente".

Primo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Vicenza fu la prima città in Italia ad aprire la Casa del Soldato: che significato aveva?

"In tempo di guerra gli uomini arruolati partivano per il fronte, gli altri aiutavano in città con ogni mezzo a disposizione. Primo fu giudicato "non abile" per un banale difetto fisico, allora ritenuto pregiudizievole, alla visita militare, e non partì per la guerra. Sfruttò quindi le sue armi - l’arte oratoria, una spigliata iniziativa e una cultura teatrale ormai acquisita - per sollevare il morale delle truppe prima, durante e dopo i combattimenti. I soldati che tornavano dal fronte feriti, stremati, abbattuti nel morale trovarono nella Casa del Soldato, ideata insieme ad altri personaggi dell’epoca, un luogo dove potersi curare, ma anche svagarsi assistendo a monologhi divertenti, commedie, spettacoli... Primo si rivelò un maestro in questo contesto".

In quegli anni il teatro aveva una valenza sociale?

"Certamente. La Casa del Soldato era solo una delle iniziative nate a Vicenza, talmente utile che fu imitata in altre parti d’Italia. Primo, durante i conflitti, si espose recitando anche sul fronte di battaglia, sotto i bombardamenti, per non far mancare il suo sostegno morale. Ma il teatro, come lo vedeva lui, era anche altro: appena terminata la guerra, scrisse nuove commedie e allestì spettacoli che spopolarono nei più importanti teatri del Veneto col chiaro intento di infondere speranze e lanciare messaggi di rinascita dopo i tremendi conflitti che avevano fiaccato la popolazione. Fu da quel momento che la sua strada si incanalò, tra teatro e giornalismo, verso il professionismo".

Primo (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Perché ricorre nel finale al ricordo della finale di Coppa Italia del 1997 con la storica vittoria del Vicenza sul Napoli?

"Espediente letterario, colpo di scena o, più semplicemente, il desiderio di affiancare una passione che mi accomuna all’artista: quella per il calcio e, nello specifico, per il Lanerossi Vicenza. Primo era, tra le altre cose, un giornalista e cronista sportivo, scriveva per i biancorossi, esaltandone le imprese. Mi è quindi venuta l’idea di mescolare un’emozione forte come quella suscitata dalla più storica vittoria sportiva della nostra squadra a quella ancora più forte di poter incontrare e conoscere un personaggio così importante, e a me strettamente legato".

 

Nicola Piovesan è nato a Vicenza nel 1966. Laureato in Farmacia ha, negli ultimi vent'anni, conservato la passione per le diverse forme d'arte: autore di cortometraggi, fotografo, scrittore, si è rivelato a livello nazionale nel 2014 con la pubblicazione del suo primo romanzo: L'Ombra del destino (Europa Edizioni). Nel 2015 è uscito il suo secondo thriller, Il dossier Urania (Alter Ego Edizioni) e nel 2016 sono stati pubblicati il libro per ragazzi La battaglia degli anticorpi (Augh) e l'opera autobiografica Valdir e i ragazzi dello zoo di Malga Laghetto.

 

nr. 02 anno XXII del 21 gennaio 2017


Da "Vicenza Vogue" (giugno 2016)

RICETTA PER UN THRILLER

Farmacista di professione, scrittore per passione. Nicola Piovesan si presenta così, tenendo a distinguere in modo netto le due attività che occupano la maggior parte del suo tempo. Direttore della Farmacia Carlassare, in centro a Vicenza, il dottor Piovesan da un paio d'anni si è fatto conoscere per un'intraprendenza che esula dal lavoro praticato da oltre un ventennio e dagli studi universitari scientifici. L'interesse per la scrittura gli sta infatti regalando numerosi e inattesi successi a livello nazionale.

"Ho sempre scritto, fin da quando ero piccolo, ma solo qualche anno fa ho trovato il coraggio di metermi in gioco ottenendo la pubblicazione di un mio romanzo". L'autore si riferisce al suo primo thriller, L'Ombra del destino (Europa Edizioni) uscito nelle librerie italiane nel 2014 e considerato uno dei più avvincenti gialli in circolazione dalle diverse giurie di concorsi letterari sparsi lungo tutto il Belpaese. Nel 2015 è stato infatti valutato come miglior romanzo della categoria nel Premio Nazionale Nero su Bianco a San Marco dei Cavoti (BN) e nel Concorso Internazionale di Sesto San Giovanni (MI), oltre ad una lunga serie di finali e premi speciali nelle provincie di Brindisi, Palermo, Salerno e Roma...

"Dopo i riscontri ottenuti con il primo libro mi sono quasi trovato costretto a scriverne un secondo. In molti volevano leggere un altro prodotto della mia fantasia." E così è nato Il dossier Urania (Alter Ego Edizioni) che, per l'accuratezza dei dettagli e delle descrizioni, si stenta a credere sia frutto esclusivo dell'immaginazione. Invece Piovesan sottolinea la fondamentale differenza tra la prima opera, ispirata a racconti e avvenimenti realmente accaduti e la seconda, dove tutto parte da una "osservazione della normalità e l'elaborazione creativa della mente, fino al raggiungimento di un intrigo dai risvolti sorprendenti"...

...Il romanzo viene presentato come un "thriller spettacolare, un teatro dell'assurdo in cui nessuno è ciò che sembra, ove la verità è poliedrica e ogni personaggio nasconde identità torbide e sibilline." Il tutto narrato con una "prosa avvolgente". Questo stile sembra trovare corrispondenza nella motivazione del Primo Premio ottenuto da Nicola Piovesan a San Marco dei Cavoti, in provincia di Benevento, lo scorso aprile.

"E' stata una sorpresa tanto bella quanto inattesa." L'autore mostra incredulità nel raccontare come la sua opera sia stata preferita a quella di autori più navigati in un concorso letterario di livello nazionale. Il Premio Nero su Bianco, dedicato a Mino de Blasio, noto giornalista, scrittore e poeta scomparso sei anni fa, è giunto alla sua quinta edizione. Hanno concorso centinaia di opere provenienti da tutta Italia e anche dall'estero. Ma la giuria ha scelto, per la narrativa edita, Il dossier Urania, spiegando così la decisione:

"Purezza linguistica, uno stile asciutto ma incisivo e una vicenda intrigante. Tre prerogative che rendono Il Dossier Urania una narrazione in cui nulla è scontato, nulla è ciò che sembra, ma in cui complotti e segreti alterano la verità. La caratterizzazione dei personaggi, punto di forza della storia, dà concretezza a figure fittizie a vario titolo coinvolte nell'intreccio, destinate a interpretare un ruolo di primo piano per perseguire i propri scopi. La vicenda, di per sé, è un atto di denuncia contro traffici illeciti, corruzione, interessi privati, un quadro fosco su cui primeggiano la ricerca della verità e il senso di giustizia."

"Una grande soddisfazione" – commenta l'autore – "perché il libro ha vinto non in una singola categoria, ma nell'insieme della narrativa edita".

A questo punto, considerato il successo del libro uscito all'inizio di quest'anno, viene spontaneo chiedersi se vi potrà mai essere un seguito della storia narrata ne Il dossier Urania. Ma Nicola, da buon farmacista risponde:

"Evidentemente il romanzo è confezionato con buoni ingredienti, ma si tratta di una ricetta non ripetibile. Il prossimo libro avrà ambientazioni e personaggi differenti".


Da "La Domenica di Vicenza" (14 maggio 2016)

Il Dossier Urania

di Alessandro Scandale 
a.scandale@gmail.com

Da dove le è venuta l'ispirazione per la trama del libro?

Il Dossier Urania (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Dopo l'inatteso successo del primo romanzo, mi sono quasi trovato costretto a scriverne un altro. In tanti mi chiedevano quando avrei fatto uscire un secondo thriller, evidentemente coinvolti o appassionati dalla trama de L'ombra del destino. Ma, mentre per il mio debutto avevo trovato ispirazione da fatti realmente accaduti, conosciuti attraverso racconti di persone amiche e fidate, in questo caso ho dovuto creare dal nulla ambientazione e personaggi. Desideravo inventare un canovaccio nuovo, avvincente, e mi è stato sufficiente osservare, in una giornata di mare, un'imbarcazione al largo e qualche nuvola minacciosa all'orizzonte per far nascere l'idea della nave Urania, un gioiello del Consiglio Nazionale delle Ricerche italiano adibito a prelievi geoidrici che nel mio libro apre la scena con un'apparizione fugace e determinante al tempo stesso. Poi, intorno al personaggio principale, Sara Ruberti, ricercatrice del Cnr tanto bella quanto testarda, ho annodato i fili dell'intrigo".

La sua è una storia di fantasia, ma neanche tanto: le cronache raccontano episodi simili.

"È chiaro che la trama de Il dossier Urania è pura fantasia, dall'inizio alla fine. È altrettanto evidente che quasi sempre uno scrittore di gialli come il sottoscritto raccoglie spunti da quella vita reale che talvolta nasconde situazioni perverse e cospirazioni che superano l'immaginazione di chi osserva dall'esterno. Nel mio libro si legge di complotti, corruzione che serpeggia tra le più alte cariche dei servizi del potere e della magistratura, ma è ben distante da me l'idea di far slittare l'attenzione del lettore verso un'idea politica in un romanzo che vuole al contrario essere esclusivamente uno strumento di svago per gli amanti del genere, con lo scopo principale di tenere alto il brivido dell'imprevisto fino all'ultima pagina. Senza far mancare il colpo di scena".

Nel finale affiora una speranza nella lotta alla mafia e in un futuro migliore... è un messaggio?

"Nella trama compare la mafia che estende i suoi tentacoli tra le più alte cariche della politica, insinuando il dubbio sull'incorruttibilità di funzionari dello Stato. È come se avvolgesse la macchina che muove il nostro Paese in una nebbia attraverso la quale è difficile distinguere la persona leale da quella disonesta, la scelta dettata dall'integrità morale da quella adottata a soli fini di lucro e potere. Sembrerebbe nulla di nuovo rispetto a quanto siamo abituati ad ascoltare dalle quotidiane informazioni trasmesse dai notiziari; eppure, nel mio romanzo, da un intreccio in cui è difficile intuire fino alla fine chi sta dalla parte del giusto, affiora forse la convinzione che, comunque, a prevalere sia il bene sul male. Non saprei se questo vuole essere un messaggio, penso sia più semplicemente un'intima speranza".

Due romanzi, due premi: che effetto fa?

Il Dossier Urania (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)"Sono diventato scrittore quasi per caso. Ho sempre amato raccontare storie ma non avrei mai pensato di ottenere tanti riscontri positivi con la pubblicazione dei miei romanzi. È bello scrivere ed è stimolante mettersi in gioco. Poi, quando a riconoscere i propri elaborati sono giurie di concorsi letterari sparsi un po' ovunque in Italia, tutto diventa meraviglioso. Con L'ombra del destino lo scorso anno ho vinto il primo premio per la categoria dei gialli nel concorso nazionale Nero su Bianco a San Marco dei Cavoti, in provincia di Benevento, e a Sesto San Giovanni, in un altro concorso internazionale. Poi altre finali e premi speciali a Brindisi, Salerno, Palermo e Roma. Quest'anno però con Il dossier Urania è arrivata la soddisfazione più grande, sempre al concorso Nero su Bianco, dove il libro ha ricevuto il primo premio assoluto di narrativa edita, quindi non solo tra i gialli. Vincere un premio è qualcosa di prestigioso, ma la cosa più bella è ciò che si crea intorno a quel riconoscimento: gente sconosciuta che abita a mille chilometri da dove vivi che si avvicina a complimentarsi con te esprimendo ammirazione per un tuo scritto... non ha prezzo".

Secondo lei che posto ha oggi nell'editoria italiana il genere giallo? E quali sono i suoi autori preferiti o quelli ai quali si ispira di più?

"Un tempo il termine giallo nell'editoria era sinonimo di poliziesco. Oggi con questa espressione si accolgono nuovi filoni ben più recenti del genere, come la spy-story e il thriller. La scelta è quindi ampia e trova più spazio nelle librerie annoverando sempre più appassionati. Anche se apprezzo i romanzi biografici e leggo un po' di tutto è naturalmente il genere che prediligo perché un buon thriller suscita tensione, suspense e il desiderio di conoscere come va a finire il libro cresce pagina dopo pagina. Ci sono grandi maestri del giallo ma ammiro particolarmente alcuni autori stranieri contemporanei che, in un certo senso, hanno ispirato il mio modo di scrivere: mi riferisco a Dan Brown, soprattutto per la capacità di strutturare la trama; Michael Connelly perché lo ritengo un genio del poliziesco; Glenn Cooper per la scorrevolezza del suo modo di scrivere. Se sono riuscito a far mia anche solo una piccola parte di questi artisti e a trasferirla nei miei romanzi, sono sulla buona strada".

 

Nicola Piovesan è nato a Vicenza e fin da giovanissimo ha sognato di seguire le orme del nonno paterno, Primo Piovesan, giornalista, attore e scrittore vicentino nella prima metà del secolo scorso. Dopo il diploma di maturità scientifica si è iscritto alla Facoltà Scientifica di Farmacia a Padova. Nel corso degli anni universitari ha tuttavia continuato a coltivare una delle passioni nate in giovane età, collaborando per oltre tre anni come articolista per la testata giornalistica Sport Quotidiano. Dopo la laurea in Farmacia, ha intrapreso la professione preferendola a quella di giornalista e nel 1993 è diventato direttore di una nota farmacia in centro a Vicenza. La passione per la letteratura non si è però mai spenta. Dopo essersi cimentato scrivendo romanzi per ragazzi e alcuni racconti autobiografici, agli inizi del 2014 ha affrontato il suo esordio letterario con la pubblicazione de L'Ombra del destino (Europa Edizioni).

 


Da "Il Giornale di Vicenza" (31 gennaio 2016)
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IL FARMACISTA SERVE UN THRILLER – di Luisa Nicoli

Esce “Il dossier Urania”, secondo romanzo del vicentino Nicola Piovesan, 49 anni, farmacista e scrittore per passione, che dopo i riconoscimenti ottenuti con l’opera prima “L’ombra del destino” (tra gli altri primo premio come miglior opera narrativa gialla al concorso nazionale “Nero su Bianco” e riconoscimento a Roma in Campidoglio al premio internazionale “Alberoandronico”), arriva ora con un thriller edito da Alter Ego di Viterbo. “Il dossier Urania” racconta una intricata vicenda che vede protagonista Sara Ruberti, membro del consiglio scientifico del Cnr di Roma, che nel corso di alcune ricerche sull’inquinamento del mare a Brindisi scopre, studiando i movimenti ambigui di una nave, dei loschi traffici di sostanze stupefacenti. Da lì si dipana un thriller che porta Sara Ruberti dalla Puglia a Roma. a Pisa ,fino a Los Angeles. Intorno a lei si muovono molti personaggi in una scena in cui nessuno è ciò che sembra, dove la verità è poliedrica e ogni personaggio nasconde qualche segreto. «A differenza del primo romanzo, questo è frutto di fantasia – spiega Piovesan – e non ci sono analogie o legami con il precedente. Solitamente mi lascio trasportare dall’idea iniziale e poi la storia si ramifica, anche in maniera diversa rispetto alle prime sensazioni. Dietro c’è un notevole lavoro di ricerca. Ringrazio il mio editor, la mia famiglia cui il libro è dedicato, e cioè mia moglie Michela e i figli Simone, come l’altra volta il primo a leggerlo, e poi Davide, Tommaso, e i miei genitori mamma Angela e papà Luciano». Anche stavolta un libro scritto di notte, dopo il lavoro in farmacia. E nonostante gli impegni professionali Nicola Piovesan è già in “fase produttiva”: tra pochi mesi uscirà anche un libro per ragazzi.



Intervista su VICENZAREPORT (07 maggio 2015)

Libri, “L’ombra del destino” di Nicola Piovesan

Camilla Bottin 7 maggio 2015 Cultura e spettacolo

Le soddisfazioni non sono mai troppe per il vicentino Nicola Piovesan, farmacista di giorno e romanziere di notte, che nel mese di aprile si è distinto tra i suoi compaesani per le sue indubbie doti letterarie. Lui, nipote di Primo Piovesan, rinomato autore e attore di commedie, è la testimonianza che buon sangue non mente: il suo primo libro infatti, edito l’anno scorso da Europa edizioni, è stato da poco segnalato in due importanti concorsi letterari a livello nazionale. “L’Ombra del destino”, come si legge dalle motivazioni della giuria che ha conferito il primo premio al romanzo, è “un giallo dalla trama intricata, ben architettata, narrato in una prosa vibrante e avvincente”. In molti si chiedono come un semplice farmacista possa avere una mente tanto contorta per scrivere una storia simile.

Nicola Piovesan
Nicola Piovesan

La prima cosa da segnalare, un po’ inconsueta per l’“humus” prettamente vicentino, è l’incredibile voglia di spaziare nei quattro angoli del mondo. La storia infatti, in quanto a geolocalizzazione non è affatto semplice, si divide tra l’Italia, in particolare Milano e Cuneo, l’Africa e infine l’America, con Detroit e Las Vegas. La protagonista Alessia Ponti, una donna bella e sicura di sé che lavora per conto dell’Onu per riportare giustizia alle vittime degli eccidi africani, è ancora invischiata nel matrimonio fallito con un dirigente della Ford a Detroit, l’italiano Leonardo Rizzoli. I due coniugi, separati dalla barriera dell’Oceano, sono vicini al divorzio ma solo Leonardo sembra non voler mollare e recuperare il rapporto che c’era un tempo. Un messaggio, una data segnata nel calendario come foriera di novità ed ecco che si pensa subito al destino. Compare all’orizzonte l’affascinante dottor Paolo Lupi che corrisponde alla descrizione fatta tramite una conoscenza telefonica che lo descrive come “alto, moro e con gli occhi blu”. Chi è? Sembrerebbe la nuova anima gemella di Alessia, ma gli amici, tra cui la collega Benedetta e il giornalista Vincenzo, non sono convinti, quell’uomo non è ciò che dice di essere. La trama non è mai noiosa e si infarcisce di colpi di scena fino al naturale epilogo che svela i reali colpevoli del complotto ordito ai danni della povera Alessia.

libro-piovesan«Se il primo piccolo brivido l’ho provato nello scoprire la mia opera finalista al Premio letterario Zeno di Salerno alla fine dello scorso anno – commenta lo scrittore Piovesan – si può invece parlare di vera e propria emozione quando sono stato chiamato a Roma, in Campidoglio, a ritirare un diploma di merito per il mio romanzo, quale “pubblicazione edita selezionata per la finale”, tra oltre 700 opere partecipanti, nel Premio nazionale Alberoandronico». Le emozioni non si arrestano perché dopo «l’intensa esperienza emotiva del 3 aprile per l’importanza del premio, per la sede storica, ma soprattutto per la caratura della giuria, composta da personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura italiana», Nicola riceve un altro premio letterario: è sabato 11 aprile e l’autore ottiene il riconoscimento ancora più rilevante del Premio letterario nazionale “Nero su Bianco” dedicato al noto poeta, scrittore e giornalista Mino De Blasio, scomparso prematuramente nel 2010. “L’Ombra del destino” si è infatti classificato al primo posto nella sezione delle opere di narrativa gialla.

«Per me è stata una giornata speciale, sono stato lusingato dal fatto che a fine cerimonia mi hanno fermato persone che non conoscevo, residenti a centinaia di chilometri di Vicenza, le quali, per qualche scherzo del destino, avevano già letto il mio libro e volevano stringermi la mano per complimentarsi». Dopo le gratifiche ricevute negli ultimi mesi, Nicola assicura ai suoi lettori che continuerà su questa strada. Alla domanda sul perché il suo sia un libro da leggere ha fatto presente come nessuno ancora sia riuscito a indovinare il colpevole. Voi ci riuscirete?

Camilla Bottin

Intervista su LEGGEREACOLORI (11 febbraio 2015)

É bello parlare con gli autori, secondo noi. Hanno sempre qualche dettaglio da raccontarci sulle loro storie, qualcosa da regalarci delle loro vite, normali, e di un pezzo dei loro sogni. Oggi ospitiamo Nicola Piovesan autore di L’ombra del destino, un libro che ci è piaciuto molto e che pensiamo debba farsi conoscere. Per conoscere un libro si può partire anche da un’intervista ed è ciò che speriamo succeda a voi dopo aver letto di Nicola e della sua passione.

tn_DSC_2511Ciao Nicola e benvenuto su Leggere a Colori! Per cominciare parliamo un po’ di te. Una domanda diretta: chi sei? Uno scrittore, un artista o un farmacista?

Bella domanda. Ufficialmente la mia professione resta quella del farmacista; per mille motivi, primo tra tutti perché rappresenta la fonte che permette di vivere degnamente a me e alla mia famiglia. Scrivere, così come scattare fotografie, girare cortometraggi o elaborare tele artistiche, rappresenta per ora solo una grande passione che, detta in tutta sincerità, mi gratifica molto più che indossare il camice bianco dietro un bancone di farmacia. Mi piace sognare di veder invertite le parti in un futuro non troppo lontano. Scrittore a tempo pieno e farmacista a tempo perso… non sarebbe male.

Guardando il tuo sito si può leggere una breve biografia. Dici che per anni hai scritto su un giornale di sport locale. Da dove è nata l’idea di scrivere?

Scrivere non è un’idea che viene. E’ qualcosa che hai dentro. Fin da piccolo scrivevo brevi racconti e inventavo piccoli giornali sportivi in cui narravo le imprese, per esempio, della squadra dilettantistica di calcio dove giocava mio fratello: riempivo settimanalmente fogli di carta con commenti, disegni delle fasi salienti della partita e addirittura l’articolo di fondo del direttore, che ovviamente ero sempre io. In età universitaria si è poi presentata l’occasione di scrivere per un giornale “vero”. SPORT è un quotidiano sportivo vicentino, allora diretto da Gianmauro Anni, una grandissima firma a livello nazionale. Quindi mi sono messo a disposizione, ho compreso l’ambiente giornalistico, ho imparato a fare interviste, a impostare un articolo e per tre anni ho riempito pagine intere con i miei pezzi. E’ stata un’esperienza positiva e che mi ha fatto crescere.

E quando hai sentito il bisogno di passare dalle poche battute di un articolo a un intero libro?

Ho iniziato presto. Sempre nel periodo di studi all’università ho scritto il mio primo libro. Raccontavo le avventure di un gruppo di giovani ragazzi, tra cui il sottoscritto, che avevano stretto un’amicizia irripetibile, condividendo i loro piccoli-grandi problemi adolescenziali in maniera unica, talvolta grottesca e vantavano una fantozziana capacità di mettersi nei guai. Con il matrimonio, e soprattutto dopo l’arrivo dei miei tre figli, ho invece trovato l’estro per scrivere storie per bambini prima e romanzi per ragazzi poi. Ma, sinceramente, non ho mai pensato alla pubblicazione, conservando i testi solo per loro. Vedremo, forse un giorno ci ripenserò.

Parlando di libri, da dove è arrivata l’ispirazione per L’ombra del destino?

Ascoltando racconti di persone a me molto care. Ho la fortuna di conoscere amici e amiche che conducono una vita straordinaria, molto diversa dalla mia e spesso amano confidarsi con me, raccontando qualcosa che esula dal mio piccolo mondo. E così, a cena con una di loro, una sera, colpito dalla narrazione di alcune vicende realmente accadute e apparentemente prive di spiegazione, è scoccata la scintilla. Da lì sono partito, aggiungendo tanta fantasia a quei pochi dati oggettivi.

Qualcuno della famiglia ti ha aiutato o ti ha ispirato nella stesura del libro?

Ispirato no, stimolato sì. Ho fatto leggere la prima bozza al mio primogenito Simone, allora diciassettenne e appassionato divoratore di libri. Gli ho chiesto un parere critico, come lui sa essere spesso con me. Quando, dopo qualche giorno, me lo sono visto balzare in camera con gli occhi che brillavano, ho capito che gli era piaciuto. Mi ha praticamente obbligato a richiedere la pubblicazione a una casa editrice. A quel punto ho coinvolto anche mia moglie, la quale si è prestata a farmi da editor in prima battuta, correggendomi alcuni vizi di forma. Alla fine, sotto i loro incoraggiamenti, mi sono lanciato.

I personaggi che hai descritto prendono spunto da persone reali o li hai inventati di sana pianta?

Credo sia normale, quando si scrive un romanzo, prendere a modello soggetti che esistono nella realtà per plasmare i propri personaggi. Tutti i protagonisti del libro hanno nel proprio DNA qualcosa che proviene da persone con cui ho, oppure ho avuto, a che fare nella mia vita. Magari da qualcuno ho ricalcato esclusivamente una peculiarità fisica mentre da qualche altro un atteggiamento caratteriale, modificando poi le personalità degli “attori” a mio piacimento. Il bello di scrivere un romanzo è anche questo: decidere col proprio estro quali azioni far compiere ad un determinato personaggio, coinvolgerlo o meno nell’intrigo, renderlo buono o cattivo, innocente o colpevole.

Una buona fetta della vicenda si svolge in Africa e parli molto delle vicende politiche del continente. Come mai tutta questa attenzione e minuzia di particolari per quei particolari eventi?

Come dicevo prima, ho la fortuna di avere amicizie importanti che hanno girato il mondo e che svolgono attività inimmaginabili. Una cara amica è stata nei luoghi narrati nel libro, provando sulla propria pelle esperienze drammatiche che mi ha raccontato con partecipazione profonda e, una volta conosciute le mie intenzioni, mi ha concesso di riportarle nel romanzo. Non è facile essere precisi nel descrivere certi eventi; ancora adesso sono convinto di non averlo fatto come invece avrei desiderato, nonostante mi sia prodigato nell’ottenere ulteriori informazioni studiando e approfondendo la complicata storia di quelle regioni africane.

La descrizione dell’ONU e di come agisce è minuziosa e ben fatta in tutto il libro. Sono descrizioni reali o hai immaginato cosa volesse dire lavorare in quel settore?

Anche in questo caso non sono sufficienti gli articoli pubblicati su internet per capire. Certo, da un punto di vista storico, per farsi un’idea di come agiscono le Nazioni Unite e su quali principi si sono svolti gli interventi dell’ONU in Africa nel periodo del genocidio in Ruanda c’è molto su cui indagare nella rete. Ma per entrare nei dettagli di quelli che sono i sentimenti della popolazione e sforzarmi di comprendere cosa sia realmente accaduto in quel tragico periodo, ancora una volta mi sono affidato ai racconti di chi per l’ONU ha collaborato lavorando in quei luoghi, intervistando i superstiti, impegnandosi a dare un personale apporto. Se proprio vogliamo svelare un segreto, la figura della protagonista Alessia, nella descrizione storica che riguarda il suo periodo in Africa, corrisponde per buona parte a verità.

Tu vivi a Vicenza, ma hai deciso di ambientare L’ombra del destino a Cuneo (oltre che in giro per il mondo). Come mai? Hai qualche rapporto con quella città?

Sono sincero. Ho una persona amica anche a Cuneo, ma la scelta della città è stata per certi versi casuale. In questo libro ho volontariamente deciso di staccare la mente da tutto ciò che mi circonda nella quotidianità. Quindi ho evitato appositamente di mettere la città in cui vivo al centro degli eventi e, per ovvi motivi, non ho nominato altre località dove si sono svolti alcuni episodi da cui ho preso spunti significativi. Al tempo stesso ho però fatto in modo che la città di Alessia avesse caratteristiche avvicinabili alla mia: non troppo grande e con una adeguata cultura sportiva per avvalorare le doti giornalistiche di Vincenzo, concittadino della protagonista e molto legato alla stessa, cronista e appassionato della plurititolata squadra di volley cuneese. Insomma, anche un po’ di autobiografia, relativa al mio passato di giornalista.

I luoghi che hai nominato nel libro (Pechino, Africa, Parigi, USA) sono destinazioni che hai già visitato o sono nella tua lista dei desideri?

Purtroppo non ho viaggiato così tanto. Ancora una volta, però, mi sono rifatto ai racconti di coloro che, in quelle località, vivono o hanno vissuto momenti importanti della loro esistenza privata o professionale. Diciamo che ho visto quei luoghi attraverso i loro occhi. E’ facile intuire che tutte le scelte geografiche del libro hanno un loro significato e non nascono dal caso.

Hai già in mente una nuova avvincente trama?

Idee ne ho tante e scrivere continua a piacermi. Sto quindi già lavorando ad un nuovo romanzo. Niente sequel o prequel del primo, come in molti mi hanno chiesto. Un nuovo giallo, con protagonisti diversi e ambientato in altri luoghi. Non posso ovviamente anticipare nulla sulla trama.

Un’ultima curiosità: tra il lavoro di farmacista e la famiglia, quando trovi il tempo per scrivere?

A volte me lo chiedo anch’io. Non volendo sacrificare nulla alla famiglia e non potendo, ovviamente, abbandonare la mia professione, cerco di sfruttare ogni ritaglio del mio tempo libero: di notte, durante le pause pranzo… Ho fatto anche in modo che i momenti più pesanti da gestire della mia attività di farmacista, i turni di notte, diventassero, al contrario, quelli più costruttivi. Nella solitudine della notte, in molte occasioni, trovo la concentrazione necessaria per dare il meglio della mia attività di scrittore.


Da "Il Giornale di Vicenza" (11 giugno 2014)

L’'ombra del destino” porta il lettore dall’Italia agli Stati Uniti, dall’Africa alla Cina, in una storia intrigante decisamente lontana da Vicenza e anche dalla farmacia di cui è direttore Nicola Piovesan. «Ho diviso il mio lavoro e la mia città dal libro, per scriverlo sono entrato in un mondo a parte -racconta . Professione e passione per la scrittura sono due cose slegate. Il romanzo nasce ascoltando, guardandomi intorno, osservando le persone, anche quelle che hanno solo sfiorato la mia vita. E da una buona dose di fantasia. Il personaggio principale prende spunto dal vissuto di conoscenti e amici. Alcuni hanno anche collaborato alla prima bozza. Poi santo internet ha fatto il resto». «È un romanzo di fantasia, un giallo di narrativa popolare,
ma parte da alcuni fatti reali - continua Nicola Piovesan -anzi sono proprio quelli a sembrarei più incredibili. La protagonista,Alessia,è una figura femminile, una bella donna. Mi è venuto spontaneo raccontarla così. Mia moglie è rimasta “incastrata” nella correzione e Simone, il primogenito, che legge moltissimo, mi ha convinto a provare dicendomi: non avrei mai immaginatochel’avessi scritto tu. La passione
per la scrittura l’ho sempre coltivata. Non avevo mai avuto il coraggio di chiedere
che i miei scritti venissero pubblicati. De “L’ombra del destino” ho stampato una copia per amici e familiari e sono stati loro ad insistere. Ho spedito il libro a diverse case editrici e dopo sei mesi di silenzio ho ricevuto un contratto. Ero talmente
sorpreso che all’amico a cui ho sottoposto la proposta della casa editrice ho chiesto:
dov’è l’inganno? Ho rivisto il testo con annotazioni storiche e geografiche. E finalmente ora sono in libreria». Appassionato di gialli, alla Dan Brown o ancora Glenn Cooper e Michael Connelly, Piovesan ora sta vivendo un momento speciale: «A mio padre Luciano lacrimavano gli occhi. Nonno Primo Piovesan è stato
scrittore e attore di commedie. E papà ha rivissuto tutto. Se ho festeggiato? Non ancora. Sto già scrivendo un altro libro».

 
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